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Profumo di donna

DEI FERORMONI - “I ferormoni (o feromoni) ( dal greco: fero = porto e ormao = eccito ), sono secrezioni esterne prodotte da animali che hanno effetti specifici sul comportamento e sulla fisiologia di altri individui della stessa specie”
Eric Keverne, libero docente presso il dipartimento di anatomia dell’università degli studi di Cambridge.

Sono balzati all’onore della cronaca, i ferormoni (o feromoni), quando un ricercatore inglese, certo Tom Clark, ha fatto un esperimento sensazionale. Ha “profumato” alcune poltroncine di un teatro di Londra con una essenza, chiamiamola così, di un ormone maschile, il 5–alfa androsterone. Fatto entrare il pubblico, si è visto che sulle poltroncine profumate di maschio si andavano a sedere solo donne.
Un caso?
Sulla veridicità dell’esperimento e sul suo significato molti hanno avuto qualche cosa da dire.
Il primo dubbio che viene in mente è che si sia trattato di un fatto casuale.
Il secondo che, non essendoci controlli ufficiali scientifici, si sia voluto fare notizia.
Il terzo che ci sia un fine commerciale – pubblicitario.
Il quarto…che sia un fatto vero!
Certo è che viene riproposto un argomento antico come il mondo: il come la donna attragga l’uomo e viceversa, che cosa sia il corteggiamento, che cosa sia la seduzione.
I ferormoni o, come altri li chiamano, dimenticandosi una “r”, i feromoni, sono una famiglia di sostanze secrete dagli animali (e perciò anche da noi esseri umani) che hanno la proprietà di influenzare in varia maniera il comportamento di soggetti appartenenti alla stessa specie.
Per capir bene gli obiettivi di queste sostanze ed il motivo della loro esistenza dobbiamo ritornare indietro a milioni e milioni di anni fa. Non fatevi prendere dal panico e concedetemi la solita battuta: “Sarò breve: fin dall’età della pietra …. “ Proprio così: fin dall’età della pietra l’animale di una certa specie cercava di vivere assieme ai suoi simili e, per rendere possibile la sopravvivenza della specie stessa, si accoppiava preferibilmente nei periodi fecondi. La femmina per far capire al maschio che si trovava nel periodo fecondo (quelli che noi oggi chiamiamo i “giorni pericolosi”) emetteva delle sostanze dall’odore particolare che stimolavano l’olfatto dei maschi, risvegliando istinti sessuali che li portavano inconsciamente ad atteggiamenti mirati al corteggiamento e, poi, all’accoppiamento.
La cagnolina in calore con i suoi ferormoni richiama corteggiatori fin dai rioni vicini e la cavalla nella stessa condizione getta letteralmente lo scompiglio tra i cavalli che la avvicinano. Credo addirittura che le cavalle “in calore” non vengano nemmeno iscritte alle corse se non preventivamente sottoposte a opportuni trattamenti “deodoranti o inibenti”.

Fin dall’età della pietra – dicevo – la seduzione veniva attuata attraverso l’aspetto esteriore, i comportamenti, gli atteggiamenti, ma anche attraverso queste sostanze, specifiche, o quasi, per ogni specie. Specifiche per ogni specie poiché il messaggio doveva arrivare solo ai soggetti capaci di fecondare o di essere fecondati, non ad altri che, appartenendo a specie diverse, avrebbero solo procurato guai.
Anche per gli esseri umani preistorici la cosa era un po’ in questi termini. Lo deduciamo dal fatto che tra gli animali e noi c’è una certa continuità evolutiva e che l’olfatto era molto sviluppato tra i nostri antenati e, quindi, doveva essere un importante metodo di comunicazione. Lo deduciamo dal fatto che in alcuni indigeni della Nuova Guinea meridionale, ancora non evoluti (ma sarà poi vero!), c’è ancora l’abitudine di toccare con il dito le ascelle e i genitali altrui ed annusare il tutto per poter avere “utili informazioni”. E la stessa cosa fa il “gorilla delle pianure” che invece di domandare alla propria femmina se ha preso la pillola o se si è misurata la temperatura basale, intinge letteralmente il dito nella vagina di lei e ne trae preziosi auspici attraverso l’olfatto.
E così fin dall’età della pietra tutto filò liscio finché la civiltà non si preoccupò di stabilire altri e più efficaci metodi di comunicazione quali la parola e la scrittura. L’olfatto venne usato sempre meno. I nasi divennero più piccoli (ciò nonostante ci sono a tutt’oggi incredibili eccezioni), mentre l’esplorazione del mondo esterno privilegiò altri sensi quali la vista e il tatto. Ma il colpo di grazia ai ferormoni lo diede quella brutta abitudine di lavarsi e, peggio ancora, di profumarsi. Con la civiltà, infatti, la seduzione cambiò le regole del gioco. Oggi donna e uomo devono essere puliti, ben vestiti, devono conoscere le buone maniere, curare il proprio “look”, frequentare i posti “in”,…e meglio ancora se sono profumati. Ferormoni addio!
Oggi, quindi, parlare di loro è parlare di qualche cosa di superato, forse destinato a scomparire, almeno per quanto riguarda la specie umana, proprio perché queste sostanze non assolvono più ad un compito particolare . Anzi, attualmente, per ironia della sorte, sono esse stesse un impedimento al corteggiamento. Una donna che emana il caratteristico odore di sudore, di urina e di secrezione vaginale non detersa non viene corteggiata…anzi! Ed anche per un uomo puzzolente credo ci sia lo stesso triste destino.

Ma permettetemi di tenervi con me ancora per un po’, perché vorrei raccontarvi qualche cosa di più. Ricordo che verso il 1986-87 ci fu notevole fermento attorno ai ferormoni quando la Dr.ssa Winnifred Cutler ed il Dr. Gorge Preti, ricercatori americani nell’ambito di un programma mirato allo studio della fertilità, vollero dimostrare che le secrezioni cutanee ascellari, toraciche e genitali del maschio passassero all’organismo femminile durante i rapporti sessuali. La frequenza dei rapporti sessuali e, quindi, per analogia, la quantità di queste sostanze trasferite dall’uomo alla donna, avrebbe influenzato positivamente la sua stessa capacità di procreare.
Successivamente altri ricercatori del medesimo Istituto Monell del dipartimento di chimica sensoriale dell’università della Pennsylvania fecero annusare ad un gruppo di donne volontarie, ad un ritmo di tre volte alla settimana, dei pannolini imbevuti di secrezione ascellare di maschio. Dopo tre mesi la maggior parte delle donne, che avevano la caratteristica di avere mestruazioni fortemente irregolari, si era stabilizzata attorno a cicli mestruali di 29 giorni. Meglio di un orologio svizzero.
I dubbi su questi esperimenti continuarono ad esserci e fu così che un miracoloso spray nasale, messo in commercio in quegli anni, ricavato da certe secrezioni maschili e venduto per la terapia delle disfunzioni ormonali femminili, venne accolto dal mercato con grande freddezza. Per dirla in parole povere: un vero fiasco.
Il fermento comunque stimolò alcuni ricercatori ad approfondire l’argomento e cercare i meccanismi di azione attraverso i quali queste sostanze andavano a svolgere la loro funzione. Di qui teorie a non finire. Teorie di cui vi faccio grazia, ma non del tutto, perché vorrei per lo meno tracciare un’ipotesi che a me sembra abbastanza attendibile e che appartiene a Eric Keverne, professore di anatomia presso l’università di Cambridge. Secondo Keverne lo stimolo olfattivo interessa due tipi di circuiti nervosi:
1) dalle terminazioni olfattive lo stimolo passa alla regione neocorticale del cervello, che è la parte più moderna della corteccia cerebrale, dedicata ai processi più nobili del pensiero e del controllo sui comportamenti. Qui lo stimolo viene elaborato, confrontato con i cosiddetti “vissuti”, vale a dire con l’esperienza e con le sensazioni che questo stimolo ci evoca. Da qui l’informazione, debitamente rielaborata, passa ai “nuclei ipotalamici” che Giorgio Abraham, professore presso il dipartimento di psichiatria dell’università di Ginevra, chiama “centri della sessualità”. La stimolazione ipotalamica porta a sua volta all’eccitazione sessuale e alla ricerca dei comportamenti ritenuti più adatti al corteggiamento ed agli atti preparatori al coito.
2) Dalle terminazioni nervose si diparte un collegamento diretto all’ipotalamo. Probabilmente è un circuito senza stazioni intermedie che, già presente nelle forme animali più antiche, permette una risposta diretta, veloce ed inequivocabile, non controllabile e non altrimenti interpretabile, di fronte a certi odori. Tale circuito potrebbe essere presente ancora negli esseri umani parallelamente all’altro che è, invece, più indiretto, più completo e più elastico.
Vale a dire che di fronte a ferormoni, caratteristici per la specie umana, l’individuo del sesso opposto da una parte sentirebbe, seppure più sfumato perché più lontano nella scala evolutiva, uno stimolo diretto di tipo sessuale pulsionale, dall’altra uno stimolo più indiretto, ma più complesso, più adeguato alla situazione e più modificabile sul quale egli può agire arricchendolo con elementi che derivano dai propri gusti, dai propri ricordi, dallo stato d’animo di quel particolare momento e così via. Non la spinta pulsionale animale, ma qualche cosa di più che noi poi andiamo a definire con “feeling”, “attrazione”, “sex appeal”, quando non addirittura con parole più impegnative come “passione” e “amore”.
D’altra parte bisogna dire che l’evoluzione è una realtà e che oggi la seduzione ed il corteggiamento umano passano attraverso altre regole.
E’ la regione cosiddetta “neocorticale” del cervello che gestisce per gran parte la pulsione sessuale, prova ne sia che l’orgasmo si può raggiungere anche senza stimolazioni periferiche (come, per esempio, nel sonno).
I sensi funzionerebbero come mezzi utili, ma non indispensabili, nel momento dell’eccitazione, mentre in ogni caso, la corteccia cerebrale, che, peraltro, è quella che ci distingue dagli animali, dall’alto della sua grande potenza, è in grado di influenzare profondamente istinti, comportamenti ed atteggiamenti della sfera erotico-sessuale. E dire che l’istinto sessuale è uno dei più forti, legato com’è ad una spinta pulsionale antica correlata alla preservazione ed alla perpetuazione della propria specie!
Quindi le connessioni nervose di cui si diceva e le reazioni chimiche che probabilmente stanno alla base di tutto ciò, non solo sono con tutta probabilità estremamente complesse, ma anche in continua evoluzione. O, per lo meno, amici, illudiamoci che sia così.
Così c’è da sperare che gli studiosi che cercano di dimostrare che le emozioni, le sensazioni, il sesso siano governati da sostanze e reazioni chimiche, non ce la facciano a scoprire mai completamente la verità data la complessità della cosa e la velocità a cui corre l’evoluzione. Ci lascino l’illusione che l’amore sia qualche cosa di più

Dr. Giovanni Marafon


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