MENOPAUSA:
Una stagione della vita al femminile
Con
il termine di menopausa si
indica il periodo della vita che viene dopo
l’ultima mestruazione spontanea.
Con il termine climaterio,
invece, si indica quel particolare periodo
di passaggio tra la fase riproduttiva, caratterizzata
dall’attività ovulatoria, e quella
non più fertile per l’esaurimento
della funzione ovarica.
Questo particolare periodo della vita, detto
anche “premenopausa”,
inizia un po’ prima della menopausa
con la comparsa di cicli irregolari caratterizzati
da una ovulazione, a sua volta irregolare
ed imprevedibile, come espressione di una
diminuita funzionalità delle ovaie.
Alcuni parlano di “postmenopausa”
per definire un periodo durante il quale si
assiste alla totale assenza di attività
follicolo-ovarica. A questo periodo segue
una fase di vera e propria senescenza, cioè
di invecchiamento, caratterizzata dalla involuzione
del corpo in senso generale e, naturalmente,
anche dell’apparato genitale.
Con il termine di “perimenopausa”,
infine, si indica il periodo che precede e
segue immediatamente l’ultima mestruazione
e che, nella realtà delle cose, esprime
quel delicato passaggio, soprattutto di tipo
psicologico ed endocrinologico, che ogni donna
fa nel momento in cui si allontana dal periodo
fertile ed entra nel periodo di riposo “ovarico”,
nel quale il ciclo mestruale è assente
e l’attività delle ovaie diminuisce
fino a scomparire.
Come vedete tutte queste definizioni, pur
essendo utili per comprendersi, rimangono
soprattutto teoriche, perché i limiti
tra il periodo fertile avanzato, la premenopausa,
la perimenopausa, la postmenopausa e la senescenza
propriamente detta sono molto sfumati. Non
esiste un elemento di passaggio preciso che
distingua una fase dall’altra e la durata
stessa di ciascun periodo è assai variabile.
Alla luce di tutto questo, per semplificare,
noi usiamo un solo termine che è “menopausa”,
ma è utile sapere che la cosa è
un po’ più complessa.
Generalmente la menopausa è un evento
naturale.
Più rara è la menopausa indotta,
altrimenti detta secondaria o artificiale,
che può derivare dall’asportazione
chirurgica di entrambe le ovaie o dell’utero
o in seguito a radiazioni ionizzanti o terapie
ormonali o farmaci antitumorali.
L’età in cui compare la menopausa
spontanea ha subìto, nel corso degli
anni, un lieve incremento, un po’ in
conseguenza dell’allungamento dell’età
media e un po’ dipendentemente dalle
condizioni di vita ambientali.
Di contro la durata del periodo di postmenopausa
è notevolmente aumentato tanto che
oggi corrisponde a circa un terzo della vita
media femminile.
C’è anche da dire che la classe
di età in cui le donne vanno in menopausa
varia sensibilmente a seconda della zona geografica
poiché, nel determinare questo periodo,
concorrono fattori ambientali, costituzionali
e socio economici.
I sintomi cosiddetti perimenopausali, vale
a dire quei sintomi che caratterizzano il
periodo immediatamente antecedente e seguente
l’ultima mestruazione sono soprattutto
vasomotori, psicologici e ortopedici.
Per effetto dei disordini ormonali, ma anche
del concomitante naturale invecchiamento,
si possono avere: diminuzione della lubrificazione
vaginale, irregolarità di svuotamento
vescicale, aumento dell’incidenza di
alcuni tumori, tra i quali quelli della mammella
e dell’utero, prolasso dell’utero,
“dolori reumatici” talvolta insopportabili,
ma soprattutto la tanto temuta osteoporosi.
Per un corretto approccio alla menopausa,
quindi, occorrerebbe avere a disposizione
una equipe di specialisti che possano, da
una parte, valutare attentamente i vari fattori
di rischio connessi a questo importante periodo
della donna e dall’altra mettere in
precoce terapia quegli stati patologici che,
se trascurati, possono portare a gravi disagi
della vita di relazione quando non addirittura
all’inabilità permanente.
Una indagine di primo livello è costituita
da:
- visita ginecologica;
- ecografia pelvica con sonda addominale e
transvaginale;
- valutazione psicologica;
- esami ematochimici di routine (sangue e
urine);
- esami ormonali specifici per la menopausa;
- densitometria ossea.
Solo attraverso questi accertamenti, peraltro
non costosi e non invasivi, si può
avere un quadro preciso della situazione della
paziente.
Ma per fare tutto questo gli specialisti dovrebbero
dialogare tra loro al fine di poter dare alla
paziente non una serie di referti, ma un unico
consiglio comportamentale.
Per questo esistono i centri di menopausologia
come quello che, da circa un anno, è
in funzione presso “Puntosalute”
con le apparecchiature e i professionisti
di cui sopra.
Queste indagini vanno eseguite nel periodo
perimenopausale, vale a dire nel passaggio
dall’epoca feconda al periodo di scarsa
funzionalità ovarica, quando stanno
per avvenire o sono appena avvenuti gli importanti
cambiamenti di cui si diceva.
Oggi gli esami ematochimici di routine e ormonali
(esami del sangue) sono soggetti al ticket
ed hanno tempi di attesa brevissimi.
Per le visite specialistiche, anche a pagamento,
le cifre sono del tutto accettabili ed i tempi
di attesa non superano i 3-4 giorni.
Per la densitometria ossea, infine, con i
più moderni apparecchi che misurano
la densità ossea, la mineralizzazione
e la struttura del tessuto in varie regioni
del corpo, così come consigliato dalla
comunità europea, non si va oltre le
80-90 mila lire e i 3 giorni di attesa (almeno
per quanto riguarda la struttura presso la
quale lavoriamo).
La terapia, quando e se necessaria, si basa
sulla somministrazione degli ormoni che sono
venuti a mancare, calibrati a seconda della
situazione specifica della paziente. Non sono
più giustificate le paure che molte
donne hanno ancora, dovute ai temuti effetti
collaterali della terapia ormonale. In questi
casi, infatti, non si tratta di ormoni che
vanno aggiunti a quelli già in circolo
nella paziente, ma si tratta di ormoni che
vanno a colmare un vuoto lasciato scoperto
da una funzione ovarica che è andata
diminuendo.
A quanto sopra vanno aggiunti altri integratori
tra i quali il Calcio e la vitamina D3..
Se non si fanno i necessari accertamenti,
la terapia potrebbe essere incompleta o, peggio
ancora, causare inopportuni squilibri, per
cui, se non si ha l’opportunità
di fare le cose per bene è meglio soprassedere,
non far nulla, e rinviare il tutto a quando
si avrà la possibilità di affrontare
il problema nel modo adeguato. Per coloro
che sono contrari ai farmaci (e non hanno
tutti i torti!) ci sono sostanze naturali
che sostituiscono validamente gli ormoni sintetici,
per cui non è necessario ricorrere
sempre a cerotti o iniezioni, ma talvolta
sono sufficienti dei consigli dietetici, un
po’ di ginnastica leggera e dei “fitoestrogeni”
che hanno meno effetti collaterali rispetto
alla terapia sostitutiva classica.
Da ultimo, sperando che questo messaggio arrivi
in maniera costruttiva, non è da escludere
il colloquio con uno psicologo, che fa parte
integrante dell’equipe di “menopausologia”
e che con semplici e brevi consigli, può
indicare alla donna in menopausa la via e
lo strumento attraverso i quali interpretare
in maniera positiva questa importante fase
della vita.
Équipe
di Menopausologia
Poliambulatorio "Carl Rogers"
San Donà di Piave - VE
PROFUMO
DI DONNA
DEI
FERORMONI - “I ferormoni (o feromoni)
( dal greco: fero = porto e ormao = eccito
), sono secrezioni esterne prodotte da animali
che hanno effetti specifici sul comportamento
e sulla fisiologia di altri individui della
stessa specie”
Eric Keverne, libero docente presso il dipartimento
di anatomia dell’università degli
studi di Cambridge.
Sono
balzati all’onore della cronaca, i ferormoni
(o feromoni), quando un ricercatore inglese,
certo Tom Clark, ha fatto un esperimento sensazionale.
Ha “profumato” alcune poltroncine
di un teatro di Londra con una essenza, chiamiamola
così, di un ormone maschile, il 5–alfa
androsterone. Fatto entrare il pubblico, si
è visto che sulle poltroncine profumate
di maschio si andavano a sedere solo donne.
Un caso?
Sulla veridicità dell’esperimento
e sul suo significato molti hanno avuto qualche
cosa da dire.
Il primo dubbio che viene in mente è
che si sia trattato di un fatto casuale.
Il secondo che, non essendoci controlli ufficiali
scientifici, si sia voluto fare notizia.
Il terzo che ci sia un fine commerciale –
pubblicitario.
Il quarto…che sia un fatto vero!
Certo è che viene riproposto un argomento
antico come il mondo: il come la donna attragga
l’uomo e viceversa, che cosa sia il
corteggiamento, che cosa sia la seduzione.
I ferormoni o, come altri li chiamano, dimenticandosi
una “r”, i feromoni, sono una
famiglia di sostanze secrete dagli animali
(e perciò anche da noi esseri umani)
che hanno la proprietà di influenzare
in varia maniera il comportamento di soggetti
appartenenti alla stessa specie.
Per capir bene gli obiettivi di queste sostanze
ed il motivo della loro esistenza dobbiamo
ritornare indietro a milioni e milioni di
anni fa. Non fatevi prendere dal panico e
concedetemi la solita battuta: “Sarò
breve: fin dall’età della pietra
…. “ Proprio così: fin
dall’età della pietra l’animale
di una certa specie cercava di vivere assieme
ai suoi simili e, per rendere possibile la
sopravvivenza della specie stessa, si accoppiava
preferibilmente nei periodi fecondi. La femmina
per far capire al maschio che si trovava nel
periodo fecondo (quelli che noi oggi chiamiamo
i “giorni pericolosi”) emetteva
delle sostanze dall’odore particolare
che stimolavano l’olfatto dei maschi,
risvegliando istinti sessuali che li portavano
inconsciamente ad atteggiamenti mirati al
corteggiamento e, poi, all’accoppiamento.
La cagnolina in calore con i suoi ferormoni
richiama corteggiatori fin dai rioni vicini
e la cavalla nella stessa condizione getta
letteralmente lo scompiglio tra i cavalli
che la avvicinano. Credo addirittura che le
cavalle “in calore” non vengano
nemmeno iscritte alle corse se non preventivamente
sottoposte a opportuni trattamenti “deodoranti
o inibenti”.
Fin
dall’età della pietra –
dicevo – la seduzione veniva attuata
attraverso l’aspetto esteriore, i comportamenti,
gli atteggiamenti, ma anche attraverso queste
sostanze, specifiche, o quasi, per ogni specie.
Specifiche per ogni specie poiché il
messaggio doveva arrivare solo ai soggetti
capaci di fecondare o di essere fecondati,
non ad altri che, appartenendo a specie diverse,
avrebbero solo procurato guai.
Anche per gli esseri umani preistorici la
cosa era un po’ in questi termini. Lo
deduciamo dal fatto che tra gli animali e
noi c’è una certa continuità
evolutiva e che l’olfatto era molto
sviluppato tra i nostri antenati e, quindi,
doveva essere un importante metodo di comunicazione.
Lo deduciamo dal fatto che in alcuni indigeni
della Nuova Guinea meridionale, ancora non
evoluti (ma sarà poi vero!), c’è
ancora l’abitudine di toccare con il
dito le ascelle e i genitali altrui ed annusare
il tutto per poter avere “utili informazioni”.
E la stessa cosa fa il “gorilla delle
pianure” che invece di domandare alla
propria femmina se ha preso la pillola o se
si è misurata la temperatura basale,
intinge letteralmente il dito nella vagina
di lei e ne trae preziosi auspici attraverso
l’olfatto.
E così fin dall’età della
pietra tutto filò liscio finché
la civiltà non si preoccupò
di stabilire altri e più efficaci metodi
di comunicazione quali la parola e la scrittura.
L’olfatto venne usato sempre meno. I
nasi divennero più piccoli (ciò
nonostante ci sono a tutt’oggi incredibili
eccezioni), mentre l’esplorazione del
mondo esterno privilegiò altri sensi
quali la vista e il tatto. Ma il colpo di
grazia ai ferormoni lo diede quella brutta
abitudine di lavarsi e, peggio ancora, di
profumarsi. Con la civiltà, infatti,
la seduzione cambiò le regole del gioco.
Oggi donna e uomo devono essere puliti, ben
vestiti, devono conoscere le buone maniere,
curare il proprio “look”, frequentare
i posti “in”,…e meglio ancora
se sono profumati. Ferormoni addio!
Oggi, quindi, parlare di loro è parlare
di qualche cosa di superato, forse destinato
a scomparire, almeno per quanto riguarda la
specie umana, proprio perché queste
sostanze non assolvono più ad un compito
particolare . Anzi, attualmente, per ironia
della sorte, sono esse stesse un impedimento
al corteggiamento. Una donna che emana il
caratteristico odore di sudore, di urina e
di secrezione vaginale non detersa non viene
corteggiata…anzi! Ed anche per un uomo
puzzolente credo ci sia lo stesso triste destino.
Ma permettetemi di tenervi con me ancora per
un po’, perché vorrei raccontarvi
qualche cosa di più. Ricordo che verso
il 1986-87 ci fu notevole fermento attorno
ai ferormoni quando la Dr.ssa Winnifred Cutler
ed il Dr. Gorge Preti, ricercatori americani
nell’ambito di un programma mirato allo
studio della fertilità, vollero dimostrare
che le secrezioni cutanee ascellari, toraciche
e genitali del maschio passassero all’organismo
femminile durante i rapporti sessuali. La
frequenza dei rapporti sessuali e, quindi,
per analogia, la quantità di queste
sostanze trasferite dall’uomo alla donna,
avrebbe influenzato positivamente la sua stessa
capacità di procreare.
Successivamente altri ricercatori del medesimo
Istituto Monell del dipartimento di chimica
sensoriale dell’università della
Pennsylvania fecero annusare ad un gruppo
di donne volontarie, ad un ritmo di tre volte
alla settimana, dei pannolini imbevuti di
secrezione ascellare di maschio. Dopo tre
mesi la maggior parte delle donne, che avevano
la caratteristica di avere mestruazioni fortemente
irregolari, si era stabilizzata attorno a
cicli mestruali di 29 giorni. Meglio di un
orologio svizzero.
I dubbi su questi esperimenti continuarono
ad esserci e fu così che un miracoloso
spray nasale, messo in commercio in quegli
anni, ricavato da certe secrezioni maschili
e venduto per la terapia delle disfunzioni
ormonali femminili, venne accolto dal mercato
con grande freddezza. Per dirla in parole
povere: un vero fiasco.
Il fermento comunque stimolò alcuni
ricercatori ad approfondire l’argomento
e cercare i meccanismi di azione attraverso
i quali queste sostanze andavano a svolgere
la loro funzione. Di qui teorie a non finire.
Teorie di cui vi faccio grazia, ma non del
tutto, perché vorrei per lo meno tracciare
un’ipotesi che a me sembra abbastanza
attendibile e che appartiene a Eric Keverne,
professore di anatomia presso l’università
di Cambridge. Secondo Keverne lo stimolo olfattivo
interessa due tipi di circuiti nervosi:
1) dalle terminazioni olfattive lo stimolo
passa alla regione neocorticale del cervello,
che è la parte più moderna della
corteccia cerebrale, dedicata ai processi
più nobili del pensiero e del controllo
sui comportamenti. Qui lo stimolo viene elaborato,
confrontato con i cosiddetti “vissuti”,
vale a dire con l’esperienza e con le
sensazioni che questo stimolo ci evoca. Da
qui l’informazione, debitamente rielaborata,
passa ai “nuclei ipotalamici”
che Giorgio Abraham, professore presso il
dipartimento di psichiatria dell’università
di Ginevra, chiama “centri della sessualità”.
La stimolazione ipotalamica porta a sua volta
all’eccitazione sessuale e alla ricerca
dei comportamenti ritenuti più adatti
al corteggiamento ed agli atti preparatori
al coito.
2) Dalle terminazioni nervose si diparte un
collegamento diretto all’ipotalamo.
Probabilmente è un circuito senza stazioni
intermedie che, già presente nelle
forme animali più antiche, permette
una risposta diretta, veloce ed inequivocabile,
non controllabile e non altrimenti interpretabile,
di fronte a certi odori. Tale circuito potrebbe
essere presente ancora negli esseri umani
parallelamente all’altro che è,
invece, più indiretto, più completo
e più elastico.
Vale a dire che di fronte a ferormoni, caratteristici
per la specie umana, l’individuo del
sesso opposto da una parte sentirebbe, seppure
più sfumato perché più
lontano nella scala evolutiva, uno stimolo
diretto di tipo sessuale pulsionale, dall’altra
uno stimolo più indiretto, ma più
complesso, più adeguato alla situazione
e più modificabile sul quale egli può
agire arricchendolo con elementi che derivano
dai propri gusti, dai propri ricordi, dallo
stato d’animo di quel particolare momento
e così via. Non la spinta pulsionale
animale, ma qualche cosa di più che
noi poi andiamo a definire con “feeling”,
“attrazione”, “sex appeal”,
quando non addirittura con parole più
impegnative come “passione” e
“amore”.
D’altra parte bisogna dire che l’evoluzione
è una realtà e che oggi la seduzione
ed il corteggiamento umano passano attraverso
altre regole.
E’ la regione cosiddetta “neocorticale”
del cervello che gestisce per gran parte la
pulsione sessuale, prova ne sia che l’orgasmo
si può raggiungere anche senza stimolazioni
periferiche (come, per esempio, nel sonno).
I sensi funzionerebbero come mezzi utili,
ma non indispensabili, nel momento dell’eccitazione,
mentre in ogni caso, la corteccia cerebrale,
che, peraltro, è quella che ci distingue
dagli animali, dall’alto della sua grande
potenza, è in grado di influenzare
profondamente istinti, comportamenti ed atteggiamenti
della sfera erotico-sessuale. E dire che l’istinto
sessuale è uno dei più forti,
legato com’è ad una spinta pulsionale
antica correlata alla preservazione ed alla
perpetuazione della propria specie!
Quindi le connessioni nervose di cui si diceva
e le reazioni chimiche che probabilmente stanno
alla base di tutto ciò, non solo sono
con tutta probabilità estremamente
complesse, ma anche in continua evoluzione.
O, per lo meno, amici, illudiamoci che sia
così.
Così c’è da sperare che
gli studiosi che cercano di dimostrare che
le emozioni, le sensazioni, il sesso siano
governati da sostanze e reazioni chimiche,
non ce la facciano a scoprire mai completamente
la verità data la complessità
della cosa e la velocità a cui corre
l’evoluzione. Ci lascino l’illusione
che l’amore sia qualche cosa di più
Dr.
Giovanni Marafon
AMORE
E... MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE
L’amore
è una cosa meravigliosa, fa nascere
sentimenti potenti, che ci coinvolgono e ci
mettono in gioco totalmente. Ci dà
energie nuove e ci permette di scoprire che
possono esserci un Io ed un Tu che cercano
di costruire un Noi.
Si tratta di un percorso “unico”
che, dall’adolescenza, si alimenta di
fantasie e di sogni tra i più improbabili…
il sogno della prima volta e il valore assoluto
del “dono” all’altro della
propria anima e del proprio corpo! E’
bellissimo…. ma fa paura!!
Una paura rappresentata da quel grande “campanello
d’allarme”, che ci induce, anche
se con tristezza, a parlare di amore in termini
di “pericolo per la salute” o
della persona amata nei termini di “potenziale
nemico da cui difendersi”.
M.S.T. significa “malattie
sessualmente trasmesse”,
cioè malattie legate all’attività
sessuale. E’ possibile, infatti, che
nei rapporti sessuali si possa nascondere
una tale insidia, in quanto sono molte le
infezioni che approfittano del momento dell’amore
per “passare” da un organismo
all’altro. Far finta di niente non è
una buona idea, poiché queste malattie
dipendono dal comportamento ed assumere un
comportamento a rischio significa avere rapporti
sessuali, oro-genitali ed ano-genitali non
protetti con chi conosciamo occasionalmente…
ma… ci possiamo fidare di chi conosciamo?
Conoscere una persona significa sapere “che
cosa ha fatto fino al momento in cui ha incontrato
noi”; non avere fretta e non ridurre
tutto al rapporto fisico, in quanto l’amore
vero sa “aspettare” e “rispettare”
l’altro.
L’amore nasce nel cuore e cresce nei
pensieri e il bacio rappresenta il primo coinvolgimento
emotivo, che ci permette di capire tante cose,
tra cui il sesso non rappresenta che il punto
di partenza. La vera tenerezza non necessariamente
ha bisogno di rapporti sessuali, ma soprattutto
di parole, piccoli gesti, baci, carezze ed
attenzioni.
Conoscersi bene significa, anche, e soprattutto
parlare delle esperienze precedenti; essere
disposti a sottoporsi al test H.I.V. (in passato
potrebbe esserci stata la possibilità
di un contagio) e parlare di eventuali implicazioni
personali o del/dei partner riguardo a M.S.T.,
in modo da tranquillizzarsi e intraprendere
il cammino insieme con rispetto e senso di
responsabilità.
Nel dettaglio possiamo dire che è impreciso
parlare di M.S.T., in quanto ciò che
si trasmette non sono le malattie, ma gli
agenti infettivi: virus, batteri e parassiti,
che possono scatenare vere e proprie malattie.
Ciò che si trasmette, quindi, è
l’infezione, che può produrre
la malattia. Essere “infetto”
ed essere “malato” non rappresenta
un passaggio così automatico, in quanto
esistono i “portatori sani”, persone
che hanno l’infezione e la possono trasmettere,
ma che non hanno (o non ancora) la malattia
e sembrano in ottima salute.
Si dovrebbe, perciò, parlare di I.S.T.,
infezioni sessualmente trasmesse e, nel frattempo,
ricordare che la stabilità dell’unione
e la fedeltà reciproca rappresentano
due armi vincenti.
Impariamo a conoscere meglio le M.S.T.
AIDS.
Infezione virale da H.I.V. che altera il sistema
immunitario con effetti letali. Non tutti
i soggetti infettati sono sintomatici, molti
hanno sintomi vaghi (lieve dimagrimento, diarrea,
febbricola).
Le modalità di trasmissione sono tramite
rapporti sessuali con persone infette; uso
promiscuo di siringhe, aghi o accessori contaminati,
trasfusione di sangue infetto e da madre infetta
al figlio durante la gravidanza, al momento
del parto o durante l’allattamento.
Gli esami da fare riguardano la ricerca degli
anticorpi con diversi tipi di test e quella
di antigeni virali su tessuti prelevati tramite
biopsia.
Da un punto di vista terapeutico, oggi, esistono
diversi farmaci sempre più efficaci
nel combattere la replicazione virale e con
pochi effetti collaterali, che permettono
di migliorare notevolmente sia la sopravvivenza
che la qualità della vita. Ci si protegge,
innanzitutto, utilizzando il profilattico
ed evitando l’uso promiscuo di siringhe,
piercing e simili e prevedere autotrasfusioni
in caso di interventi chirurgici importanti.
In via di sperimentazione c’è
un vaccino, che rappresenterebbe il rimedio
più sicuro.
CANCROIDE.
Infezione molto rara nel nostro paese, diffusa
in Sud-Africa, è dovuta all’Hemophilus
Ducreyi. Si manifesta con una o più
ulcere genitali dolorose, accompagnate da
adenopatia inguinale molle. Tutti coloro che
sono affetti da questa malattia dovrebbero
sottoporsi al test per l’infezione da
H.I.V., sifilide ed herpes. La terapia si
effettua con antibiotici specifici.
CANDIDA.
Fungo che provoca spesso vaginiti, che si
caratterizzano per le perdite biancastre dense
con aspetto simile a ricotta. I sintomi sono
bruciori, arrossamento, edema vulvare e dolori
alla penetrazione.
Il contagio avviene per rapporti sessuali,
ma anche tramite l’inquinamento di bagni
e biancheria.
Molte condizioni sono favorevoli allo sviluppo
di questa infezione: gravidanza, contraccezione
orale, spirale, diabete ed uso di antibiotici.
Può persistere o recidivare, ma si
cura facilmente con terapia locale e generale.
CHLAMYDIA.
Infezione, molto comune, trasmessa sessualmente,
che interessa il tratto genitale ed è
causata dalla Chlamydia trachomatis.
La maggior parte di uomini e donne sono asintomatici,
ma se i sintomi sono presenti riguardano dolore
e bruciore genitale, soprattutto durante la
penetrazione. E’ un’infezione
che può colpire anche occhi, bocca,
polmoni, cuore ed articolazioni. Nella donna,
se non curata, l’infezione può
provocare malattia pelvica infiammatoria e
talvolta sterilità.
Oggi ci sono esami molto accurati che ci dicono
se l’infezione è portata da Chlamydia,
tra i quali il tampone cervicale o uretrale.
Si curano entrambi i partner con antibiotici
specifici. A livello di prevenzione è
sempre necessario l’uso del profilattico
ed evitare l’uso promiscuo di biancheria
ed altri oggetti per l’igiene personale.
CONDILOMA.
Piccolo tumore benigno che si evidenzia sulla
cute, sulle mucose genitali ed anali. Si presenta,
inizialmente, come piccolo bottoncino carnoso
circoscritto, di colore rosa e di consistenza
molle, che si ingrandisce lentamente formando
escrescenze che assumono l’aspetto di
un cavolfiore (da qui il termine gergale di
“creste di gallo”).
Condiloma ulceroso: tipico dell’ano
costituisce una tumefazione che risulta dall’addossamento
dei due bordi molli dell’ulcerazione.
Condiloma piatto: placca mucosa.
Provocato dal virus HPV (Human Papilloma Virus)
di cui esistono moltissimi tipi, costituisce
l’infezione genitale più frequente
ed importante, in quanto chiamato in causa
nei tumori del collo dell’utero. Il
contagio avviene, prevalentemente, per via
sessuale, ma frequenti sono le infezioni di
origine non venerea. Più del 50% degli
individui maschi, infetti dal virus, non sviluppano
mai una patologia visibile ai genitali, ma
sono in grado di trasmettere il virus agli
altri e, quindi, essere portatori senza saperlo.
Il periodo di incubazione è molto variabile.
I sintomi sono praticamente assenti, a meno
che non si sovrapponga un’altra infezione.
L’evoluzione dei condilomi acuminati
o piatti può rimanere invariata per
anni o peggiorare o, raramente, sparire. E’
necessario che la donna infetta da papilloma
virus si sottoponga a vulvoscopia, colposcopia
e pap-test, anche se, spesso, si ritiene utile
eseguire anche una biopsia. Il partner, analogamente,
sarà sottoposto ad una peniscopia.
La terapia specifica, anche se diversa a seconda
dei casi, prevede la loro escissione con la
diatermocoagulazione o laser. In molti casi,
comunque, non sarà necessario trattare
chirurgicamente queste lesioni poiché
la distruzione delle stesse non è sinonimo
di eradicazione della malattia che, potendo
recidivare, potrebbe localizzarsi di nuovo
su zone più sensibili e vulnerabili.
I fattori di rischio associati al contagio
sono: numero dei partner sessuali, presenza
di condilomatosi genitale nel partner sessuale,
numero di altri partner sessuali del proprio
partner, altre malattie sessualmente trasmesse,
deficit immunitario.
I fattori di rischio associati all’espressione
della malattia e persistenza sono, invece,
costituiti da: immunodepressione, diabete,
fumo da sigaretta, altre infezioni dei genitali.
La prevenzione è legata all’igiene
di vita, non fumare, evitare droghe, alcol,
curare un’alimentazione ricca di vitamine
e povera di grassi; sesso sicuro, riduzione
dei partner sessuali.
Siccome il virus resiste scarsamente al di
fuori del corpo umano, non bisogna adottare
particolari accorgimenti se non quelli della
normale igiene quotidiana.
EPATITI:
Epatite virale A. Il suo virus si replica
nel fegato con diffusione nelle feci, ma è
presente anche nel sangue e nella saliva in
basse concentrazioni.
La trasmissione avviene per via sessuale,
ma anche oro-fecale e con cibo o acque contaminate.
Il periodo di incubazione è di circa
15-30 giorni ed ha un decorso clinico benigno.
Molte persone risultano asintomatiche. Rarissima
è l’insufficienza epatica grave
o letale. A livello di profilassi la vaccinazione
è efficace.
Epatite virale B. Il virus si trasmette, oltre
che attraverso i rapporti sessuali, anche
con il contatto sanguigno ed emoderivati infetti.
Il periodo di incubazione è di circa
40-180 giorni. E’ più grave dell’epatite
A, perché tende a danneggiare il fegato
e cronicizzarsi.
A livello di profilassi la vaccinazione è
efficace.
Epatite virale C. Il virus si trasmette principalmente
attraverso il sangue, oltre al contatto con
oggetti infetti: spazzolini da denti, aghi,
rasoi e forbicine. I sintomi (malessere, stanchezza,
nausea e mancanza di appetito) possono passare
inosservati, in quanto simili ad altre malattie
come la semplice influenza.
Esistono portatori sani che, pur avendo il
virus nel fegato, non hanno una reale malattia
e possono rimanere in buona salute per tutta
la vita.
Gli esami consigliati sono quelli del sangue
e la ricerca di materiale genetico del virus
C. Utile la determinazione del genotipo, per
vedere con quale virus si ha a che fare e
la valutazione dei livelli delle transaminasi
nel sangue, per valutare l’andamento
della malattia.
Molte sono le ricerche al riguardo e si sta
puntando sul fatto che i pazienti in cui la
malattia non è destinata a diventare
cronica, producono speciali anticorpi in grado
di proteggere dalla malattia. La terapia con
interferone sta dando ottimi risultati (non
i tutti i pazienti).
Ci sono infatti alcune forme di epatite C
che si aggravano nel tempo e possono portare
alla morte del paziente.
GARDNERELLA.
Vaginite che tende a cronicizzate e che causa
perdite vaginali molto abbondanti, di colore
grigio, con cattivo odore. Si può confondere
con la vaginite da trichomonas, anche se i
sintomi sono spesso assenti o meno fastidiosi.
Il contagio avviene sia per via sessuale che
attraverso indumenti intimi infetti.
La terapia è a base di farmaci locali
e generali che hanno buon successo.
GONORREA.
Infezione batterica, causata dalla Neisseria
gonorrae, è molto diffusa tra i giovani
e gli uomini sembrano essere i più
colpiti. Solitamente sono le donne ad essere
asintomatiche e se presenti, i sintomi, sono
quelli dell’uretrite nell’uomo
e della cervicite nella donna.
La via di trasmissione è quella sessuale.
I test da fare consistono nell’esame
colturale di materiale prelevato dal collo
uterino ed uretra. A livello terapeutico si
usano antibiotici mirati.
La prevenzione richiede l’uso del profilattico.
GRANULOMA
IGUINALE DI DONOVAN. Infezione batterica
molto rara, che provoca lesioni ulcerative
progressive non dolorose, che sanguinano al
contatto. Si cura con antibiotici specifici.
HERPES
GENITALE. Infezione virale delle
vie genitali causata dal tipo 2 dell’herpes
virus. Simile a quella che si manifesta sulle
labbra, si caratterizza per piccole vescicole
dolorose sugli organi genitali o vicino ad
essi.
I sintomi sono dolori, bruciore e prurito,
anche se molte persone sono asintomatiche.
Si trasmette per contatto sessuale, durante
il parto e la gravidanza. Ha un periodo di
incubazione di 3-6 giorni e tende a recidivare,
in quanto tende a persistere nell’organismo,
dopo il primo episodio acuto e messo in circolo,
nuovamente, durante periodi di particolare
immunodepressione. Favorisce infezioni batteriche
all’uretra e alla vescica, con aumento
di rischio di tumore uterino.
I test consigliati sono quelli sierologici
per la ricerca degli anticorpi IgG e IgM specifici
ed esami colturali su tessuti prelevati dalla
lesione ulcerosa.
A livello terapeutico, al momento, non sono
disponibili farmaci risolutivi, ma solo in
grado di diminuire la frequenza e l’intensità
delle recidive.
Obbligatorio è il controllo del partner.
Per la prevenzione risulta necessario l’uso
del profilattico.
Oggi si sta sperimentando un vaccino che ha
dato, però, risultati contrastanti.
MOLLUSCO
CONTAGIOSO. Infezione virale. Si
caratterizza per la presenza di papule biancastre
tonde, dal diametro di 3-8 mm, site a livello
della cute pregenitale.
Non determina sintomi particolari. Ottimi
risultati si ottengono con l’eradicazione
chirurgica.
PEDICULOSI.
Si tratta di parassiti che si possono localizzare
a livello dei peli pubici, per contagio sessuale
o tramite biancheria.
Il sintomo è rappresentato da un prurito
intenso, specie notturno.
A livello terapeutico è necessario
l’utilizzo di medicamenti antiparassitari,
rasatura dei peli e sterilizzazione della
biancheria. In tal caso è necessario
evitare qualsiasi contatto sessuale fino alla
completa guarigione, in quanto l’uso
del profilattico non risulta essere preventivo
perché i pidocchi si insinuano sugli
indumenti.
PROCTITE,
PROCTOCOLITE ED ENTERITE. Infezioni
gastrointestinali dovute a virus e batteri
che causano diarrea, crampi addominali e,
spesso, perdita di sangue a livello rettale.
La trasmissione è prevalentemente per
rapporti ano-genitali ed oro-fecali.
Importante la prevenzione con l’uso
del profilattico e la terapia antibiotica.
SCABBIA.
Causata da acari, piccoli insetti, che provocano
un prurito intenso ed un notevole disagio.
Compaiono, spesso, lesioni da trattamento
e il contagio avviene sia attraverso un contatto
diretto che tramite l’uso di biancheria
infetta.
La terapia consiste nell’uso di medicamenti
parassitari e con sterilizzazione di biancheria
intima, letto e bagno.
SIFILIDE.
Infezione batterica provocata da una spirocheta:
il treponema pallido.
Si considerava una malattia “antica”,
ma attualmente si evidenzia un notevole aumento
in tutto il mondo. Grazie però all’aiuto
degli antibiotici non risulta più fatale.
Si trasmette sessualmente, ma anche solo tramite
petting, in gravidanza e durante il parto,
in presenza di lesioni sifilitiche muco-cutanee;
se trascurata può attraversare 3 stadi:
-fase primaria; presenza di una piccola ulcera,
spesso non dolorosa che può comparire
su pene, vulva o altre parti dopo circa 15-30
giorni dal contagio. Si gonfiano le ghiandole
inguinali.
-fase secondaria; eruzione diffusa che compare
entro 2-6 mesi dall’infezione primaria
e può accompagnarsi a mal di testa,
febbre e dolori muscolari. Si può ancora
tentare una cura risolutiva.
-fase terziaria; riguarda circa la metà
dei casi non curati. Invade cervello, cuore
e sangue. Si presentano lesioni sifilitiche
che si possono localizzare su ossa, apparato
respiratorio, fegato e stomaco.
La malattia a carico del sistema nervoso centrale
si può manifestare a qualunque stadio
della sifilide, presentando sintomi uditivi,
paralisi dei nervi cranici o segni di meningite.
Gli esami da fare sono al microscopio su materiale
prelevato dalle lesioni del primo stadio ed
esami sierologici per la ricerca di anticorpi.
Il trattamento comprende cicli ripetuti di
penicillina e controlli per almeno cinque
anni.
E’ importante curare l’igiene
personale e l’uso del profilattico.
Tutte le persone affette da sifilide andrebbero
sottoposte anche al test per l’H.I.V.
TRICHOMONAS.
Infezione causata da un protozoo. Gli uomini
sono quasi tutti asintomatici, mentre le donne
manifestano dolore e fastidio durante la penetrazione,
con bruciore e perdite vaginali schiumose.
Modifica il ph vaginale e perciò può
facilitare l’insorgenza di altre infezioni.
L’esame da fare è lo striscio
fresco o per coltura delle secrezioni infette
mirato ad individuare il parassita.
La terapia va estesa ad entrambi i partner
e consiste nell’uso di metronidazolo
per via generale e locale.
E’ importante curare l’igiene
personale e l’uso del profilattico.
Dopo
questo breve escursus vorrei confermare che
l’amore è una cosa meravigliosa,
ma è importante farsi rispettare, prendere
tempo, essere fedeli, conoscersi prima di
avere rapporti sessuali e… non rimanere
mai senza profilattico!
In poche parole VOLERSI BENE!
Antonietta
Albano |