Giovedì, 9 Novembre, 2006

 

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MENOPAUSA: Una stagione della vita al femminile

Con il termine di menopausa si indica il periodo della vita che viene dopo l’ultima mestruazione spontanea.
Con il termine climaterio, invece, si indica quel particolare periodo di passaggio tra la fase riproduttiva, caratterizzata dall’attività ovulatoria, e quella non più fertile per l’esaurimento della funzione ovarica.
Questo particolare periodo della vita, detto anche “premenopausa”, inizia un po’ prima della menopausa con la comparsa di cicli irregolari caratterizzati da una ovulazione, a sua volta irregolare ed imprevedibile, come espressione di una diminuita funzionalità delle ovaie.
Alcuni parlano di “postmenopausa” per definire un periodo durante il quale si assiste alla totale assenza di attività follicolo-ovarica. A questo periodo segue una fase di vera e propria senescenza, cioè di invecchiamento, caratterizzata dalla involuzione del corpo in senso generale e, naturalmente, anche dell’apparato genitale.
Con il termine di “perimenopausa”, infine, si indica il periodo che precede e segue immediatamente l’ultima mestruazione e che, nella realtà delle cose, esprime quel delicato passaggio, soprattutto di tipo psicologico ed endocrinologico, che ogni donna fa nel momento in cui si allontana dal periodo fertile ed entra nel periodo di riposo “ovarico”, nel quale il ciclo mestruale è assente e l’attività delle ovaie diminuisce fino a scomparire.
Come vedete tutte queste definizioni, pur essendo utili per comprendersi, rimangono soprattutto teoriche, perché i limiti tra il periodo fertile avanzato, la premenopausa, la perimenopausa, la postmenopausa e la senescenza propriamente detta sono molto sfumati. Non esiste un elemento di passaggio preciso che distingua una fase dall’altra e la durata stessa di ciascun periodo è assai variabile. Alla luce di tutto questo, per semplificare, noi usiamo un solo termine che è “menopausa”, ma è utile sapere che la cosa è un po’ più complessa.
Generalmente la menopausa è un evento naturale.
Più rara è la menopausa indotta, altrimenti detta secondaria o artificiale, che può derivare dall’asportazione chirurgica di entrambe le ovaie o dell’utero o in seguito a radiazioni ionizzanti o terapie ormonali o farmaci antitumorali.
L’età in cui compare la menopausa spontanea ha subìto, nel corso degli anni, un lieve incremento, un po’ in conseguenza dell’allungamento dell’età media e un po’ dipendentemente dalle condizioni di vita ambientali.
Di contro la durata del periodo di postmenopausa è notevolmente aumentato tanto che oggi corrisponde a circa un terzo della vita media femminile.
C’è anche da dire che la classe di età in cui le donne vanno in menopausa varia sensibilmente a seconda della zona geografica poiché, nel determinare questo periodo, concorrono fattori ambientali, costituzionali e socio economici.
I sintomi cosiddetti perimenopausali, vale a dire quei sintomi che caratterizzano il periodo immediatamente antecedente e seguente l’ultima mestruazione sono soprattutto vasomotori, psicologici e ortopedici.
Per effetto dei disordini ormonali, ma anche del concomitante naturale invecchiamento, si possono avere: diminuzione della lubrificazione vaginale, irregolarità di svuotamento vescicale, aumento dell’incidenza di alcuni tumori, tra i quali quelli della mammella e dell’utero, prolasso dell’utero, “dolori reumatici” talvolta insopportabili, ma soprattutto la tanto temuta osteoporosi.
Per un corretto approccio alla menopausa, quindi, occorrerebbe avere a disposizione una equipe di specialisti che possano, da una parte, valutare attentamente i vari fattori di rischio connessi a questo importante periodo della donna e dall’altra mettere in precoce terapia quegli stati patologici che, se trascurati, possono portare a gravi disagi della vita di relazione quando non addirittura all’inabilità permanente.
Una indagine di primo livello è costituita da:
- visita ginecologica;
- ecografia pelvica con sonda addominale e transvaginale;
- valutazione psicologica;
- esami ematochimici di routine (sangue e urine);
- esami ormonali specifici per la menopausa;
- densitometria ossea.
Solo attraverso questi accertamenti, peraltro non costosi e non invasivi, si può avere un quadro preciso della situazione della paziente.
Ma per fare tutto questo gli specialisti dovrebbero dialogare tra loro al fine di poter dare alla paziente non una serie di referti, ma un unico consiglio comportamentale.
Per questo esistono i centri di menopausologia come quello che, da circa un anno, è in funzione presso “Puntosalute” con le apparecchiature e i professionisti di cui sopra.
Queste indagini vanno eseguite nel periodo perimenopausale, vale a dire nel passaggio dall’epoca feconda al periodo di scarsa funzionalità ovarica, quando stanno per avvenire o sono appena avvenuti gli importanti cambiamenti di cui si diceva.
Oggi gli esami ematochimici di routine e ormonali (esami del sangue) sono soggetti al ticket ed hanno tempi di attesa brevissimi.
Per le visite specialistiche, anche a pagamento, le cifre sono del tutto accettabili ed i tempi di attesa non superano i 3-4 giorni.
Per la densitometria ossea, infine, con i più moderni apparecchi che misurano la densità ossea, la mineralizzazione e la struttura del tessuto in varie regioni del corpo, così come consigliato dalla comunità europea, non si va oltre le 80-90 mila lire e i 3 giorni di attesa (almeno per quanto riguarda la struttura presso la quale lavoriamo).
La terapia, quando e se necessaria, si basa sulla somministrazione degli ormoni che sono venuti a mancare, calibrati a seconda della situazione specifica della paziente. Non sono più giustificate le paure che molte donne hanno ancora, dovute ai temuti effetti collaterali della terapia ormonale. In questi casi, infatti, non si tratta di ormoni che vanno aggiunti a quelli già in circolo nella paziente, ma si tratta di ormoni che vanno a colmare un vuoto lasciato scoperto da una funzione ovarica che è andata diminuendo.
A quanto sopra vanno aggiunti altri integratori tra i quali il Calcio e la vitamina D3..
Se non si fanno i necessari accertamenti, la terapia potrebbe essere incompleta o, peggio ancora, causare inopportuni squilibri, per cui, se non si ha l’opportunità di fare le cose per bene è meglio soprassedere, non far nulla, e rinviare il tutto a quando si avrà la possibilità di affrontare il problema nel modo adeguato. Per coloro che sono contrari ai farmaci (e non hanno tutti i torti!) ci sono sostanze naturali che sostituiscono validamente gli ormoni sintetici, per cui non è necessario ricorrere sempre a cerotti o iniezioni, ma talvolta sono sufficienti dei consigli dietetici, un po’ di ginnastica leggera e dei “fitoestrogeni” che hanno meno effetti collaterali rispetto alla terapia sostitutiva classica.
Da ultimo, sperando che questo messaggio arrivi in maniera costruttiva, non è da escludere il colloquio con uno psicologo, che fa parte integrante dell’equipe di “menopausologia” e che con semplici e brevi consigli, può indicare alla donna in menopausa la via e lo strumento attraverso i quali interpretare in maniera positiva questa importante fase della vita.

Équipe di Menopausologia
Poliambulatorio "Carl Rogers"
San Donà di Piave - VE


PROFUMO DI DONNA

DEI FERORMONI - “I ferormoni (o feromoni) ( dal greco: fero = porto e ormao = eccito ), sono secrezioni esterne prodotte da animali che hanno effetti specifici sul comportamento e sulla fisiologia di altri individui della stessa specie”
Eric Keverne, libero docente presso il dipartimento di anatomia dell’università degli studi di Cambridge.

Sono balzati all’onore della cronaca, i ferormoni (o feromoni), quando un ricercatore inglese, certo Tom Clark, ha fatto un esperimento sensazionale. Ha “profumato” alcune poltroncine di un teatro di Londra con una essenza, chiamiamola così, di un ormone maschile, il 5–alfa androsterone. Fatto entrare il pubblico, si è visto che sulle poltroncine profumate di maschio si andavano a sedere solo donne.
Un caso?
Sulla veridicità dell’esperimento e sul suo significato molti hanno avuto qualche cosa da dire.
Il primo dubbio che viene in mente è che si sia trattato di un fatto casuale.
Il secondo che, non essendoci controlli ufficiali scientifici, si sia voluto fare notizia.
Il terzo che ci sia un fine commerciale – pubblicitario.
Il quarto…che sia un fatto vero!
Certo è che viene riproposto un argomento antico come il mondo: il come la donna attragga l’uomo e viceversa, che cosa sia il corteggiamento, che cosa sia la seduzione.
I ferormoni o, come altri li chiamano, dimenticandosi una “r”, i feromoni, sono una famiglia di sostanze secrete dagli animali (e perciò anche da noi esseri umani) che hanno la proprietà di influenzare in varia maniera il comportamento di soggetti appartenenti alla stessa specie.
Per capir bene gli obiettivi di queste sostanze ed il motivo della loro esistenza dobbiamo ritornare indietro a milioni e milioni di anni fa. Non fatevi prendere dal panico e concedetemi la solita battuta: “Sarò breve: fin dall’età della pietra …. “ Proprio così: fin dall’età della pietra l’animale di una certa specie cercava di vivere assieme ai suoi simili e, per rendere possibile la sopravvivenza della specie stessa, si accoppiava preferibilmente nei periodi fecondi. La femmina per far capire al maschio che si trovava nel periodo fecondo (quelli che noi oggi chiamiamo i “giorni pericolosi”) emetteva delle sostanze dall’odore particolare che stimolavano l’olfatto dei maschi, risvegliando istinti sessuali che li portavano inconsciamente ad atteggiamenti mirati al corteggiamento e, poi, all’accoppiamento.
La cagnolina in calore con i suoi ferormoni richiama corteggiatori fin dai rioni vicini e la cavalla nella stessa condizione getta letteralmente lo scompiglio tra i cavalli che la avvicinano. Credo addirittura che le cavalle “in calore” non vengano nemmeno iscritte alle corse se non preventivamente sottoposte a opportuni trattamenti “deodoranti o inibenti”.

Fin dall’età della pietra – dicevo – la seduzione veniva attuata attraverso l’aspetto esteriore, i comportamenti, gli atteggiamenti, ma anche attraverso queste sostanze, specifiche, o quasi, per ogni specie. Specifiche per ogni specie poiché il messaggio doveva arrivare solo ai soggetti capaci di fecondare o di essere fecondati, non ad altri che, appartenendo a specie diverse, avrebbero solo procurato guai.
Anche per gli esseri umani preistorici la cosa era un po’ in questi termini. Lo deduciamo dal fatto che tra gli animali e noi c’è una certa continuità evolutiva e che l’olfatto era molto sviluppato tra i nostri antenati e, quindi, doveva essere un importante metodo di comunicazione. Lo deduciamo dal fatto che in alcuni indigeni della Nuova Guinea meridionale, ancora non evoluti (ma sarà poi vero!), c’è ancora l’abitudine di toccare con il dito le ascelle e i genitali altrui ed annusare il tutto per poter avere “utili informazioni”. E la stessa cosa fa il “gorilla delle pianure” che invece di domandare alla propria femmina se ha preso la pillola o se si è misurata la temperatura basale, intinge letteralmente il dito nella vagina di lei e ne trae preziosi auspici attraverso l’olfatto.
E così fin dall’età della pietra tutto filò liscio finché la civiltà non si preoccupò di stabilire altri e più efficaci metodi di comunicazione quali la parola e la scrittura. L’olfatto venne usato sempre meno. I nasi divennero più piccoli (ciò nonostante ci sono a tutt’oggi incredibili eccezioni), mentre l’esplorazione del mondo esterno privilegiò altri sensi quali la vista e il tatto. Ma il colpo di grazia ai ferormoni lo diede quella brutta abitudine di lavarsi e, peggio ancora, di profumarsi. Con la civiltà, infatti, la seduzione cambiò le regole del gioco. Oggi donna e uomo devono essere puliti, ben vestiti, devono conoscere le buone maniere, curare il proprio “look”, frequentare i posti “in”,…e meglio ancora se sono profumati. Ferormoni addio!
Oggi, quindi, parlare di loro è parlare di qualche cosa di superato, forse destinato a scomparire, almeno per quanto riguarda la specie umana, proprio perché queste sostanze non assolvono più ad un compito particolare . Anzi, attualmente, per ironia della sorte, sono esse stesse un impedimento al corteggiamento. Una donna che emana il caratteristico odore di sudore, di urina e di secrezione vaginale non detersa non viene corteggiata…anzi! Ed anche per un uomo puzzolente credo ci sia lo stesso triste destino.

Ma permettetemi di tenervi con me ancora per un po’, perché vorrei raccontarvi qualche cosa di più. Ricordo che verso il 1986-87 ci fu notevole fermento attorno ai ferormoni quando la Dr.ssa Winnifred Cutler ed il Dr. Gorge Preti, ricercatori americani nell’ambito di un programma mirato allo studio della fertilità, vollero dimostrare che le secrezioni cutanee ascellari, toraciche e genitali del maschio passassero all’organismo femminile durante i rapporti sessuali. La frequenza dei rapporti sessuali e, quindi, per analogia, la quantità di queste sostanze trasferite dall’uomo alla donna, avrebbe influenzato positivamente la sua stessa capacità di procreare.
Successivamente altri ricercatori del medesimo Istituto Monell del dipartimento di chimica sensoriale dell’università della Pennsylvania fecero annusare ad un gruppo di donne volontarie, ad un ritmo di tre volte alla settimana, dei pannolini imbevuti di secrezione ascellare di maschio. Dopo tre mesi la maggior parte delle donne, che avevano la caratteristica di avere mestruazioni fortemente irregolari, si era stabilizzata attorno a cicli mestruali di 29 giorni. Meglio di un orologio svizzero.
I dubbi su questi esperimenti continuarono ad esserci e fu così che un miracoloso spray nasale, messo in commercio in quegli anni, ricavato da certe secrezioni maschili e venduto per la terapia delle disfunzioni ormonali femminili, venne accolto dal mercato con grande freddezza. Per dirla in parole povere: un vero fiasco.
Il fermento comunque stimolò alcuni ricercatori ad approfondire l’argomento e cercare i meccanismi di azione attraverso i quali queste sostanze andavano a svolgere la loro funzione. Di qui teorie a non finire. Teorie di cui vi faccio grazia, ma non del tutto, perché vorrei per lo meno tracciare un’ipotesi che a me sembra abbastanza attendibile e che appartiene a Eric Keverne, professore di anatomia presso l’università di Cambridge. Secondo Keverne lo stimolo olfattivo interessa due tipi di circuiti nervosi:
1) dalle terminazioni olfattive lo stimolo passa alla regione neocorticale del cervello, che è la parte più moderna della corteccia cerebrale, dedicata ai processi più nobili del pensiero e del controllo sui comportamenti. Qui lo stimolo viene elaborato, confrontato con i cosiddetti “vissuti”, vale a dire con l’esperienza e con le sensazioni che questo stimolo ci evoca. Da qui l’informazione, debitamente rielaborata, passa ai “nuclei ipotalamici” che Giorgio Abraham, professore presso il dipartimento di psichiatria dell’università di Ginevra, chiama “centri della sessualità”. La stimolazione ipotalamica porta a sua volta all’eccitazione sessuale e alla ricerca dei comportamenti ritenuti più adatti al corteggiamento ed agli atti preparatori al coito.
2) Dalle terminazioni nervose si diparte un collegamento diretto all’ipotalamo. Probabilmente è un circuito senza stazioni intermedie che, già presente nelle forme animali più antiche, permette una risposta diretta, veloce ed inequivocabile, non controllabile e non altrimenti interpretabile, di fronte a certi odori. Tale circuito potrebbe essere presente ancora negli esseri umani parallelamente all’altro che è, invece, più indiretto, più completo e più elastico.
Vale a dire che di fronte a ferormoni, caratteristici per la specie umana, l’individuo del sesso opposto da una parte sentirebbe, seppure più sfumato perché più lontano nella scala evolutiva, uno stimolo diretto di tipo sessuale pulsionale, dall’altra uno stimolo più indiretto, ma più complesso, più adeguato alla situazione e più modificabile sul quale egli può agire arricchendolo con elementi che derivano dai propri gusti, dai propri ricordi, dallo stato d’animo di quel particolare momento e così via. Non la spinta pulsionale animale, ma qualche cosa di più che noi poi andiamo a definire con “feeling”, “attrazione”, “sex appeal”, quando non addirittura con parole più impegnative come “passione” e “amore”.
D’altra parte bisogna dire che l’evoluzione è una realtà e che oggi la seduzione ed il corteggiamento umano passano attraverso altre regole.
E’ la regione cosiddetta “neocorticale” del cervello che gestisce per gran parte la pulsione sessuale, prova ne sia che l’orgasmo si può raggiungere anche senza stimolazioni periferiche (come, per esempio, nel sonno).
I sensi funzionerebbero come mezzi utili, ma non indispensabili, nel momento dell’eccitazione, mentre in ogni caso, la corteccia cerebrale, che, peraltro, è quella che ci distingue dagli animali, dall’alto della sua grande potenza, è in grado di influenzare profondamente istinti, comportamenti ed atteggiamenti della sfera erotico-sessuale. E dire che l’istinto sessuale è uno dei più forti, legato com’è ad una spinta pulsionale antica correlata alla preservazione ed alla perpetuazione della propria specie!
Quindi le connessioni nervose di cui si diceva e le reazioni chimiche che probabilmente stanno alla base di tutto ciò, non solo sono con tutta probabilità estremamente complesse, ma anche in continua evoluzione. O, per lo meno, amici, illudiamoci che sia così.
Così c’è da sperare che gli studiosi che cercano di dimostrare che le emozioni, le sensazioni, il sesso siano governati da sostanze e reazioni chimiche, non ce la facciano a scoprire mai completamente la verità data la complessità della cosa e la velocità a cui corre l’evoluzione. Ci lascino l’illusione che l’amore sia qualche cosa di più

Dr. Giovanni Marafon


AMORE E... MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE

L’amore è una cosa meravigliosa, fa nascere sentimenti potenti, che ci coinvolgono e ci mettono in gioco totalmente. Ci dà energie nuove e ci permette di scoprire che possono esserci un Io ed un Tu che cercano di costruire un Noi.
Si tratta di un percorso “unico” che, dall’adolescenza, si alimenta di fantasie e di sogni tra i più improbabili… il sogno della prima volta e il valore assoluto del “dono” all’altro della propria anima e del proprio corpo! E’ bellissimo…. ma fa paura!!
Una paura rappresentata da quel grande “campanello d’allarme”, che ci induce, anche se con tristezza, a parlare di amore in termini di “pericolo per la salute” o della persona amata nei termini di “potenziale nemico da cui difendersi”.
M.S.T. significa “malattie sessualmente trasmesse”, cioè malattie legate all’attività sessuale. E’ possibile, infatti, che nei rapporti sessuali si possa nascondere una tale insidia, in quanto sono molte le infezioni che approfittano del momento dell’amore per “passare” da un organismo all’altro. Far finta di niente non è una buona idea, poiché queste malattie dipendono dal comportamento ed assumere un comportamento a rischio significa avere rapporti sessuali, oro-genitali ed ano-genitali non protetti con chi conosciamo occasionalmente… ma… ci possiamo fidare di chi conosciamo?
Conoscere una persona significa sapere “che cosa ha fatto fino al momento in cui ha incontrato noi”; non avere fretta e non ridurre tutto al rapporto fisico, in quanto l’amore vero sa “aspettare” e “rispettare” l’altro.
L’amore nasce nel cuore e cresce nei pensieri e il bacio rappresenta il primo coinvolgimento emotivo, che ci permette di capire tante cose, tra cui il sesso non rappresenta che il punto di partenza. La vera tenerezza non necessariamente ha bisogno di rapporti sessuali, ma soprattutto di parole, piccoli gesti, baci, carezze ed attenzioni.
Conoscersi bene significa, anche, e soprattutto parlare delle esperienze precedenti; essere disposti a sottoporsi al test H.I.V. (in passato potrebbe esserci stata la possibilità di un contagio) e parlare di eventuali implicazioni personali o del/dei partner riguardo a M.S.T., in modo da tranquillizzarsi e intraprendere il cammino insieme con rispetto e senso di responsabilità.
Nel dettaglio possiamo dire che è impreciso parlare di M.S.T., in quanto ciò che si trasmette non sono le malattie, ma gli agenti infettivi: virus, batteri e parassiti, che possono scatenare vere e proprie malattie. Ciò che si trasmette, quindi, è l’infezione, che può produrre la malattia. Essere “infetto” ed essere “malato” non rappresenta un passaggio così automatico, in quanto esistono i “portatori sani”, persone che hanno l’infezione e la possono trasmettere, ma che non hanno (o non ancora) la malattia e sembrano in ottima salute.
Si dovrebbe, perciò, parlare di I.S.T., infezioni sessualmente trasmesse e, nel frattempo, ricordare che la stabilità dell’unione e la fedeltà reciproca rappresentano due armi vincenti.
Impariamo a conoscere meglio le M.S.T.

AIDS. Infezione virale da H.I.V. che altera il sistema immunitario con effetti letali. Non tutti i soggetti infettati sono sintomatici, molti hanno sintomi vaghi (lieve dimagrimento, diarrea, febbricola).
Le modalità di trasmissione sono tramite rapporti sessuali con persone infette; uso promiscuo di siringhe, aghi o accessori contaminati, trasfusione di sangue infetto e da madre infetta al figlio durante la gravidanza, al momento del parto o durante l’allattamento.
Gli esami da fare riguardano la ricerca degli anticorpi con diversi tipi di test e quella di antigeni virali su tessuti prelevati tramite biopsia.
Da un punto di vista terapeutico, oggi, esistono diversi farmaci sempre più efficaci nel combattere la replicazione virale e con pochi effetti collaterali, che permettono di migliorare notevolmente sia la sopravvivenza che la qualità della vita. Ci si protegge, innanzitutto, utilizzando il profilattico ed evitando l’uso promiscuo di siringhe, piercing e simili e prevedere autotrasfusioni in caso di interventi chirurgici importanti. In via di sperimentazione c’è un vaccino, che rappresenterebbe il rimedio più sicuro.

CANCROIDE. Infezione molto rara nel nostro paese, diffusa in Sud-Africa, è dovuta all’Hemophilus Ducreyi. Si manifesta con una o più ulcere genitali dolorose, accompagnate da adenopatia inguinale molle. Tutti coloro che sono affetti da questa malattia dovrebbero sottoporsi al test per l’infezione da H.I.V., sifilide ed herpes. La terapia si effettua con antibiotici specifici.

CANDIDA. Fungo che provoca spesso vaginiti, che si caratterizzano per le perdite biancastre dense con aspetto simile a ricotta. I sintomi sono bruciori, arrossamento, edema vulvare e dolori alla penetrazione.
Il contagio avviene per rapporti sessuali, ma anche tramite l’inquinamento di bagni e biancheria.
Molte condizioni sono favorevoli allo sviluppo di questa infezione: gravidanza, contraccezione orale, spirale, diabete ed uso di antibiotici. Può persistere o recidivare, ma si cura facilmente con terapia locale e generale.

CHLAMYDIA. Infezione, molto comune, trasmessa sessualmente, che interessa il tratto genitale ed è causata dalla Chlamydia trachomatis.
La maggior parte di uomini e donne sono asintomatici, ma se i sintomi sono presenti riguardano dolore e bruciore genitale, soprattutto durante la penetrazione. E’ un’infezione che può colpire anche occhi, bocca, polmoni, cuore ed articolazioni. Nella donna, se non curata, l’infezione può provocare malattia pelvica infiammatoria e talvolta sterilità.
Oggi ci sono esami molto accurati che ci dicono se l’infezione è portata da Chlamydia, tra i quali il tampone cervicale o uretrale.
Si curano entrambi i partner con antibiotici specifici. A livello di prevenzione è sempre necessario l’uso del profilattico ed evitare l’uso promiscuo di biancheria ed altri oggetti per l’igiene personale.

CONDILOMA. Piccolo tumore benigno che si evidenzia sulla cute, sulle mucose genitali ed anali. Si presenta, inizialmente, come piccolo bottoncino carnoso circoscritto, di colore rosa e di consistenza molle, che si ingrandisce lentamente formando escrescenze che assumono l’aspetto di un cavolfiore (da qui il termine gergale di “creste di gallo”).
Condiloma ulceroso: tipico dell’ano costituisce una tumefazione che risulta dall’addossamento dei due bordi molli dell’ulcerazione.
Condiloma piatto: placca mucosa.
Provocato dal virus HPV (Human Papilloma Virus) di cui esistono moltissimi tipi, costituisce l’infezione genitale più frequente ed importante, in quanto chiamato in causa nei tumori del collo dell’utero. Il contagio avviene, prevalentemente, per via sessuale, ma frequenti sono le infezioni di origine non venerea. Più del 50% degli individui maschi, infetti dal virus, non sviluppano mai una patologia visibile ai genitali, ma sono in grado di trasmettere il virus agli altri e, quindi, essere portatori senza saperlo.
Il periodo di incubazione è molto variabile.
I sintomi sono praticamente assenti, a meno che non si sovrapponga un’altra infezione. L’evoluzione dei condilomi acuminati o piatti può rimanere invariata per anni o peggiorare o, raramente, sparire. E’ necessario che la donna infetta da papilloma virus si sottoponga a vulvoscopia, colposcopia e pap-test, anche se, spesso, si ritiene utile eseguire anche una biopsia. Il partner, analogamente, sarà sottoposto ad una peniscopia.
La terapia specifica, anche se diversa a seconda dei casi, prevede la loro escissione con la diatermocoagulazione o laser. In molti casi, comunque, non sarà necessario trattare chirurgicamente queste lesioni poiché la distruzione delle stesse non è sinonimo di eradicazione della malattia che, potendo recidivare, potrebbe localizzarsi di nuovo su zone più sensibili e vulnerabili.
I fattori di rischio associati al contagio sono: numero dei partner sessuali, presenza di condilomatosi genitale nel partner sessuale, numero di altri partner sessuali del proprio partner, altre malattie sessualmente trasmesse, deficit immunitario.
I fattori di rischio associati all’espressione della malattia e persistenza sono, invece, costituiti da: immunodepressione, diabete, fumo da sigaretta, altre infezioni dei genitali.
La prevenzione è legata all’igiene di vita, non fumare, evitare droghe, alcol, curare un’alimentazione ricca di vitamine e povera di grassi; sesso sicuro, riduzione dei partner sessuali.
Siccome il virus resiste scarsamente al di fuori del corpo umano, non bisogna adottare particolari accorgimenti se non quelli della normale igiene quotidiana.

EPATITI:
Epatite virale A. Il suo virus si replica nel fegato con diffusione nelle feci, ma è presente anche nel sangue e nella saliva in basse concentrazioni.
La trasmissione avviene per via sessuale, ma anche oro-fecale e con cibo o acque contaminate. Il periodo di incubazione è di circa 15-30 giorni ed ha un decorso clinico benigno.
Molte persone risultano asintomatiche. Rarissima è l’insufficienza epatica grave o letale. A livello di profilassi la vaccinazione è efficace.
Epatite virale B. Il virus si trasmette, oltre che attraverso i rapporti sessuali, anche con il contatto sanguigno ed emoderivati infetti.
Il periodo di incubazione è di circa 40-180 giorni. E’ più grave dell’epatite A, perché tende a danneggiare il fegato e cronicizzarsi.
A livello di profilassi la vaccinazione è efficace.
Epatite virale C. Il virus si trasmette principalmente attraverso il sangue, oltre al contatto con oggetti infetti: spazzolini da denti, aghi, rasoi e forbicine. I sintomi (malessere, stanchezza, nausea e mancanza di appetito) possono passare inosservati, in quanto simili ad altre malattie come la semplice influenza.
Esistono portatori sani che, pur avendo il virus nel fegato, non hanno una reale malattia e possono rimanere in buona salute per tutta la vita.
Gli esami consigliati sono quelli del sangue e la ricerca di materiale genetico del virus C. Utile la determinazione del genotipo, per vedere con quale virus si ha a che fare e la valutazione dei livelli delle transaminasi nel sangue, per valutare l’andamento della malattia.
Molte sono le ricerche al riguardo e si sta puntando sul fatto che i pazienti in cui la malattia non è destinata a diventare cronica, producono speciali anticorpi in grado di proteggere dalla malattia. La terapia con interferone sta dando ottimi risultati (non i tutti i pazienti).
Ci sono infatti alcune forme di epatite C che si aggravano nel tempo e possono portare alla morte del paziente.

GARDNERELLA. Vaginite che tende a cronicizzate e che causa perdite vaginali molto abbondanti, di colore grigio, con cattivo odore. Si può confondere con la vaginite da trichomonas, anche se i sintomi sono spesso assenti o meno fastidiosi. Il contagio avviene sia per via sessuale che attraverso indumenti intimi infetti.
La terapia è a base di farmaci locali e generali che hanno buon successo.

GONORREA. Infezione batterica, causata dalla Neisseria gonorrae, è molto diffusa tra i giovani e gli uomini sembrano essere i più colpiti. Solitamente sono le donne ad essere asintomatiche e se presenti, i sintomi, sono quelli dell’uretrite nell’uomo e della cervicite nella donna.
La via di trasmissione è quella sessuale.
I test da fare consistono nell’esame colturale di materiale prelevato dal collo uterino ed uretra. A livello terapeutico si usano antibiotici mirati.
La prevenzione richiede l’uso del profilattico.

GRANULOMA IGUINALE DI DONOVAN. Infezione batterica molto rara, che provoca lesioni ulcerative progressive non dolorose, che sanguinano al contatto. Si cura con antibiotici specifici.

HERPES GENITALE. Infezione virale delle vie genitali causata dal tipo 2 dell’herpes virus. Simile a quella che si manifesta sulle labbra, si caratterizza per piccole vescicole dolorose sugli organi genitali o vicino ad essi.
I sintomi sono dolori, bruciore e prurito, anche se molte persone sono asintomatiche.
Si trasmette per contatto sessuale, durante il parto e la gravidanza. Ha un periodo di incubazione di 3-6 giorni e tende a recidivare, in quanto tende a persistere nell’organismo, dopo il primo episodio acuto e messo in circolo, nuovamente, durante periodi di particolare immunodepressione. Favorisce infezioni batteriche all’uretra e alla vescica, con aumento di rischio di tumore uterino.
I test consigliati sono quelli sierologici per la ricerca degli anticorpi IgG e IgM specifici ed esami colturali su tessuti prelevati dalla lesione ulcerosa.
A livello terapeutico, al momento, non sono disponibili farmaci risolutivi, ma solo in grado di diminuire la frequenza e l’intensità delle recidive.
Obbligatorio è il controllo del partner. Per la prevenzione risulta necessario l’uso del profilattico.
Oggi si sta sperimentando un vaccino che ha dato, però, risultati contrastanti.

MOLLUSCO CONTAGIOSO. Infezione virale. Si caratterizza per la presenza di papule biancastre tonde, dal diametro di 3-8 mm, site a livello della cute pregenitale.
Non determina sintomi particolari. Ottimi risultati si ottengono con l’eradicazione chirurgica.

PEDICULOSI. Si tratta di parassiti che si possono localizzare a livello dei peli pubici, per contagio sessuale o tramite biancheria.
Il sintomo è rappresentato da un prurito intenso, specie notturno.
A livello terapeutico è necessario l’utilizzo di medicamenti antiparassitari, rasatura dei peli e sterilizzazione della biancheria. In tal caso è necessario evitare qualsiasi contatto sessuale fino alla completa guarigione, in quanto l’uso del profilattico non risulta essere preventivo perché i pidocchi si insinuano sugli indumenti.

PROCTITE, PROCTOCOLITE ED ENTERITE. Infezioni gastrointestinali dovute a virus e batteri che causano diarrea, crampi addominali e, spesso, perdita di sangue a livello rettale.
La trasmissione è prevalentemente per rapporti ano-genitali ed oro-fecali.
Importante la prevenzione con l’uso del profilattico e la terapia antibiotica.

SCABBIA. Causata da acari, piccoli insetti, che provocano un prurito intenso ed un notevole disagio. Compaiono, spesso, lesioni da trattamento e il contagio avviene sia attraverso un contatto diretto che tramite l’uso di biancheria infetta.
La terapia consiste nell’uso di medicamenti parassitari e con sterilizzazione di biancheria intima, letto e bagno.

SIFILIDE. Infezione batterica provocata da una spirocheta: il treponema pallido.
Si considerava una malattia “antica”, ma attualmente si evidenzia un notevole aumento in tutto il mondo. Grazie però all’aiuto degli antibiotici non risulta più fatale.
Si trasmette sessualmente, ma anche solo tramite petting, in gravidanza e durante il parto, in presenza di lesioni sifilitiche muco-cutanee; se trascurata può attraversare 3 stadi:
-fase primaria; presenza di una piccola ulcera, spesso non dolorosa che può comparire su pene, vulva o altre parti dopo circa 15-30 giorni dal contagio. Si gonfiano le ghiandole inguinali.
-fase secondaria; eruzione diffusa che compare entro 2-6 mesi dall’infezione primaria e può accompagnarsi a mal di testa, febbre e dolori muscolari. Si può ancora tentare una cura risolutiva.
-fase terziaria; riguarda circa la metà dei casi non curati. Invade cervello, cuore e sangue. Si presentano lesioni sifilitiche che si possono localizzare su ossa, apparato respiratorio, fegato e stomaco.
La malattia a carico del sistema nervoso centrale si può manifestare a qualunque stadio della sifilide, presentando sintomi uditivi, paralisi dei nervi cranici o segni di meningite.
Gli esami da fare sono al microscopio su materiale prelevato dalle lesioni del primo stadio ed esami sierologici per la ricerca di anticorpi. Il trattamento comprende cicli ripetuti di penicillina e controlli per almeno cinque anni.
E’ importante curare l’igiene personale e l’uso del profilattico.
Tutte le persone affette da sifilide andrebbero sottoposte anche al test per l’H.I.V.

TRICHOMONAS. Infezione causata da un protozoo. Gli uomini sono quasi tutti asintomatici, mentre le donne manifestano dolore e fastidio durante la penetrazione, con bruciore e perdite vaginali schiumose.
Modifica il ph vaginale e perciò può facilitare l’insorgenza di altre infezioni.
L’esame da fare è lo striscio fresco o per coltura delle secrezioni infette mirato ad individuare il parassita.
La terapia va estesa ad entrambi i partner e consiste nell’uso di metronidazolo per via generale e locale.
E’ importante curare l’igiene personale e l’uso del profilattico.

Dopo questo breve escursus vorrei confermare che l’amore è una cosa meravigliosa, ma è importante farsi rispettare, prendere tempo, essere fedeli, conoscersi prima di avere rapporti sessuali e… non rimanere mai senza profilattico!
In poche parole VOLERSI BENE!

Antonietta Albano

 


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